1937, l’Italia bombarda Valencia

Dodici attacchi aerei

Foto di repertorio post bombardamento

Un bombardamento ogni tre ore, 44 tonnellate di esplosivo

Ci fu un tempo in cui l’Italia bombardò Valencia, quando ancora l’Unione Europea non era nemmeno un’idea e la Spagna, era nel bel mezzo di una guerra civile, che poi si rivelò essere il prologo della Seconda Guerra Mondiale.

Era il 1937, settantanove anni fa, quando gli aerei Savoia Marchetti S.M.79, fiore all’occhiello dell’aviazione legionaria fascista, si alzavano in volo dall’isola di Mallorca, per raggiungere il litorale levantino e devastarlo.

I bombardamenti, si susseguirono fino al 1939, fino al termine della guerra civile spagnola che vide impegnati in combattimento migliaia d’italiani e che consegnò la Spagna nelle mani del dittatore Francisco Franco.

Le bombe colpirono Valencia, Alicante, Barcellona, oltre che località minori in quel momento d’importanza tattico-strategica, come per esempio Segorbe, Sagunto o Xativa.

A Valencia, i bombardamenti provocarono quasi mille vittime e costrinsero l’intera città che allora era roccaforte della Spagna repubblicana, a convivere per tre anni con il suono delle sirene antiaeree e delle esplosioni.

Chi poteva, all’udire l’allarme che anticipava l’incursione dell’aviazione italiana, cercava di proteggersi nei rifugi pubblici che furono costruiti e allestiti.

I più facoltosi o intraprendenti cercarono di costruirsi il proprio rifugio antiaereo, magari nelle viscere della propria casa, ignorando la concessione di permessi e licenze che già allora sarebbero state necessarie. Esistono tuttora sparsi per la città, diversi rifugi antiaerei, alcuni dei quali sono conservati in ottimo stato e visitabili, come quello dell’Istituto Lluis Vivés, alcuni furono poi adibiti a magazzino come nel caso del rifugio dell’Ayuntamiento.

L’inizio dei bombardamenti fu ordinato da Benito Mussolini, che intendeva, dare sul campo di battaglia spagnolo, una dimostrazione della forza militare italiana che raggiunse il suo culmine con l’ordine impartito dal Duce il 16 marzo 1938 “Iniziare da stanotte azione violenta su Barcellona con bombardamenti diluiti nel tempo”.

Furono quarantuno ore da incubo, scandite da dodici attacchi aerei, un bombardamento ogni tre ore, 44 tonnellate di esplosivo che devastarono il centro storico catalano e terrorizzarono la popolazione inerme, causando in poche ore 900 morti e 1500 feriti.

Gli attacchi aerei italiani attuarono per la prima volta una nuova tattica di guerra aerea ovvero il “bombardamento per saturazione”, con la finalità di dissuadere la parte nemica a combattere, colpendo non solo targets strategici e militari, ma soprattutto obiettivi e popolazione civili.